LA VERIFICA SCIENTIFICA DELL'OMEOPATIA

I tempi sono maturi per dimostrare al ministro Sirchia che l'omeopatia è verificabile secondo le rigide regole del mondo accademico.
L’ultima esternazione proveniente dal dicastero della Salute afferma, per voce del suo più autorevole interlocutore, che il Sistema Sanitario Nazionale non può fornire ai cittadini terapie di cui non sia stata provata l’efficacia clinica. 
Il riferimento alla medicina omeopatica è tanto esplicito quanto dichiarato, soprattutto quando Sirchia cita la legge e afferma che le prove di sicurezza ed efficacia “devono valere per tutti i farmaci, anche per quelli omeopatici”.
Nulla da eccepire sul concetto di fondo: la spesa sanitaria ha raggiunto livelli tali rendere necessaria l’introduzione di opportuni correttivi di spesa miranti, come recentemente ribadito in occasione dell’introduzione dei Livelli Essenziali di Assistenza, ad una gestione più oculata delle risorse. 
In quell’occasione la falce del risparmio sanitario aveva reciso di netto persino la possibilità di far rientrare in tale ambito l’agopuntura, che gode di prove cliniche e sperimentali ben più favorevoli: le stesse che Sirchia reclama a gran voce per l’omeopatia. 

“Se queste prove arriveranno” afferma ancora il Ministro, “saremo ben lieti di riconsiderare la situazione”.
Quello che però viene dimenticato è che la legge italiana, avendo recepito le direttive europee, non stabilisce affatto le stesse regole per tutti i farmaci. 
Il D.Lvo 185/1995 integrato dalla Legge 347/1997, oltre a prevedere una forma di registrazione semplificata per i medicinali omeopatici, prevede che siano definiti parametri di efficacia e tipi di sperimentazioni appropriate in relazione ai principi ed alle caratteristiche della medicina omeopatica ed antroposofica. 
Il che porta ad un piccolo paradosso. 

Da un lato questa radicata convinzione di un percorso ‘ad hoc’ è ancora oggi sostenuta, anacronisticamente ma a spada tratta, da numerose voci del mondo omeopatico; d’altra parte è pur vero che molti aspetti di questa disciplina, grazie anche ad un fecondo processo di integrazione scientifica multidisciplinare, sono esplorabili e verificabili con le rigorose leggi della ricerca accademica.
Forse è a causa di questa apparente contraddizione che non è mai stata presa in considerazione, da parte delle istituzioni sanitarie deputate a farlo, un percorso di verifica serio e documentato; il risultato è uno scenario costituito da iniziative isolate e scarsamente coordinate, non solo tra loro, ma anche con gli addetti ai lavori. 
Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza e rappresenta il vero nodo da sciogliere: senza una visione metodologica corretta si rischia di arrivare a conclusioni erronee e fuorvianti, come quelle recentemente pubblicate sul British Medical Journal che ha (solo apparentemente) dimostrato l’inefficacia dell’omeopatia nel trattamento dell’asma allergica. 

Approcci di questo tipo mostrano l’ovvia inadeguatezza di un farmaco omeopatico utilizzato secondo uno schema convenzionale, ma non aggiungono assolutamente nulla alla complessa e dibattuta questione della verifica scientifica dell’omeopatia, che vuole offrire nel suo metodo quel modello di interpretazione della patologia cronica che ancora manca alla medicina accademica. 
Il pericolo è quello di perdere di vista il cuore del problema. 
Tutto questo a dispetto dei molti pazienti che risolvono i loro problemi clinici, dei pochi medici che si pongono qualche domanda in più e di un centinaio di premi Nobel recentemente firmatari di un documento congiunto in cui si auspica un modo nuovo di interpretare un sistema complesso come l’organismo umano: il quale, con buona pace del ministro Sirchia, non può ricondursi ad una semplicistica concatenazione causa-effetto.

(*) Direttore Responsabile OmeoNet