"Piena libertà di terapia ma dopo aver informato il malato"

    ROMA - "Dottore, e se mi curassi con l'omeopatia?". Non è raro che i medici di famiglia, per istituzione i più vicini al paziente, si sentano rivolgere la domanda, specie quando hanno a che fare con  patologie lievi o croniche. La Fimmg, la federazione che rappresenta i "generalisti", non ha dettato linee  di indirizzo sulle terapie non convenzionali. Ha lasciato agli scritti libertà di scelta "purché il malato riceva tutte le informazioni necessarie".

   E' esplicito Giacomo Milillo, vicesegretario nazionale Fimmg: "Non abbiamo pregiudizi. L'assistito,però, deve sapere quali probabilità di successo ha la cura. Diciamo si ad un uso corretto  e responsabile che tenga conto della grande richiesta da parte delle famiglie". Secondo Milillo, oggi il 40-50% dei colleghi prescrivono regolarmente, o saltuariamente, almeno una delle medicine non convenzionali (Omeopatia, Fitoterapia e Agopuntura le più diffuse) che noi "preferiremmo chiamare complementari. Devono integrarsi con i farmaci e gli interventi tradizionali".

   La voce della Fimmg partecipa al dibattito scaturito da un articolo pubblicato dal Corriere, a firma di Giuseppe Remuzzi. Il nefrologo ha criticato la decisione con cui la Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici, ha riconosciuto come atto medico nove delle discipline non ufficiali purché vengano utilizzate solo da laureati in Medicina e Odontoiatria. " Manca l'evidenza scientifica di efficacia" sostiene Remuzzi. La sua tesi è stata sottoscritta anche dai premi Nobel Dulbecco e Moltalcini e da altri 35 scienziati.

   E' d'accordo con loro Alessandro Liberati, direttore del Centro Cochrane Italiano, organizzazione internazionale che valuta l'utilità degli interventi medici sulla base delle informazioni disponibili: "Sono state individuate nove pratiche alternative da salvare e ricondurre sotto il controllo dei laureati. E' assurdo però fare di tutta l'erba un fascio e ignorare lo sforzo dei ricercatori di distinguere le tecniche che possono portare benefici da quelle inutili. Fitoterapia e ayurvedica sono scientificamente superate e tutt'altro che esenti da rischi. L'agopuntura è, invece efficace in condizioni cliniche ristrette e selezionate". Irritati per altre ragioni, chiropratici e osteopati. Il presidente dell'associazione, Eddy Pellissier, replica che " non sono semplici terapie, ma hanno il riconoscimento legislativo di professioni sanitarie primarie, autonome e indipendenti da quella dei laureati".

   Secondo un'indagine dell'agenzia sanitaria della Toscana, la regione dove alle cure dolci ricorrono 22% della popolazione, le più gettonate sono Omeopatia, Agopuntura e Fitoterapia. I pazienti hanno 25-40 anni, soprattutto donne di cultura medio alta. Nella maggior parte dei casi dietro la loro scelta c'è l'avvallo del  medico di famiglia. "La gente è consapevole dei limiti di queste cure- dice l'epidemiologia Eva Buiatti -. Le richiedono per trattare malattie dolorose e croniche. Nessuno si illude che possano produrre miracoli".

 

                                           Margherita De Bac