I Nobel Dubecco e Montalcini con altri 35 studiosi: apertura sbagliata.
Sirchia: voglio prove dell'efficacia
ROMA - E adesso contro la medicina alternativa scendono in campo i Nobel. Sono stati Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini i primi a firmare un documento che contesta la posizione di apertura presa dalla federazione dell'ordine dei medici verso la cosiddetta medicina non convenzionale. Non hanno dubbi, loro e gli altri 35 scienziati che hanno messo la firma sotto quel documento: "L'apertura della federazione non può che suscitare amarezza in chi crede nella medicina scientifica, basata su prove di efficacia". già, le prove di efficacia. Sono quelle che aspetta anche il ministro della salute, Girolamo Sirchia. Dice, infatti: " Non mi intrometto nel dibattito. Non ho nulla di ideologico contro la medicina non convenzionale. Il problema è pratico: ho bisogno di una prova sperimentale di efficacia prima di decidere che un farmaco o una terapia alternativa possano essere autorizzati o, addirittura, venire prescritti gratuitamente dal sistema sanitario nazionale".
IL DOCUMENTO - Sono due pagine fitte firmate, tra gli altri, anche dai genetisti Edoardo Boncinelli e Bruno Dallapiccola, dal farmacologo Silvio Garattini e dal nefrologo Giuseppe Remuzzi. Il riferimento contro il documento che il consiglio nazionale della Federazione degli ordini dei medici ha approvato il 18 maggio scorso, è esplicito fin dall'inizio. Dura ed inequivocabile la critica: "Le pratiche di medicina non convenzionale hanno un approccio ideologico alle malattie, si basano su presupposti arbitrari, non tengono in considerazione i meccanismi biologici e le conoscenze scientifiche più moderne, non offrono una spiegazione razionale alla presunta efficacia delle cure e fanno riferimento a meccanismi del tutto indimostrabili". La Federazione dei medici faceva un appello al Parlamento per chiedere una legge che regolamenti la medicina non convenzionale e, soprattutto, dichiari che possa essere praticata solamente dai medici chirurghi e odontoiatri.
LA POLEMICA - Immediatamente la reazione dei medici al documento degli scienziati. "Accettiamo tutti i suggerimenti, ma non la critica di aver agito in maniera spregiudicata rispetto ai principi della scientificità o il sospetto che la nostra posizione sia a favore del business", si difende Giuseppe Del Barone, presidente della Federazione dell'ordine dei medici. E spiega: "Nel nostro documento si fa riferimento a nove pratiche non convenzionali già riconosciute dall'Unione europea. Esiste un dato di fatto ben preciso: 10 milioni di italiani fanno ricorso a queste cure e il 70% di loro ha detto di esserne soddisfatto". Una difesa che non convince gli scienziati autori del documento. Anzi. Il nefrologo Giuseppe Remuzzi, che ha aperto il dibattito con un commento sul Corriere si indigna:" I medici avrebbero l'obbligo di occuparsi della validità scientifica. Ed invece continuano a non rispondere nel merito della prova di efficacia e parlano d'altro. La medicina alternativa non solo può essere inefficace, ma spesso anche dannosa".
Alessandra Arachi