INTERVISTA - Alessandro Pizzoccaro (Anipro): non vogliamo entrare nel servizio sanitario

   

    MILANO - I numeri sono dalla sua parte. Nel 1999 gli italiani che si affidavano alle cure omeopatiche, secondo un'indagine Istat, erano 5 milioni: il doppio rispetto al 1994. Presumibilmente, oggi sono aumentati ancora. Eppure l'omeopatia, come le altre otto medicine alternative che la federazione degli ordine dei medici ha chiesto di considerare "a tutti gli effetti atti medici", fatica a trovare il consenso da parte della comunità scientifica. Per quale ragione? Lo chiediamo ad Alessandro Pizzoccarro, presidente dell'Associazione nazionale produttori e importatori di rimedi omeopatici (Anipro).

     "A me sembra che ci sia un problema di pigrizia nell'informarsi e nell'approfondire gli aspetti positivi che riguardano questo settore".

    Di fatto, però, i test realizzati sui roditori per conto dell'Istituto superiore della Sanità, sfruttando l'omeopatia come antinfiammatorio, hanno avuto un esito negativo.

    Ma allora perché nessuno parla degli studi scientifici che mostrano senza equivoci l'efficacia dell'omeopatia? Sull'argomento hanno scritto prestigiose riviste internazionali, come Lancet, Pediatrics e British Medical Journal. In Italia, poi, è stato pubblicato di recente un libro (disponibile online all'indirizzo www.guna,it/ricerca.htm, dal quale si può scaricare gratuitamente, ndr) che raccoglie la bibliografia aggiornata di moltissime ricerche svolte secondo i più rigorosi canoni della sperimentazione convenzionale".

    Quali sarebbero i vantaggi dimostrati dalla medicina omeopatica?

    "Anzitutto, il costo: generalmente inferiore rispetto a quello del corrispondente farmaco convenzionale . In secondo luogo, l'efficacia: è provato che per la stessa patologia il farmaco convenzionale è sovrapponibile a quello omeopatico di riferimento. In terzo luogo, gli effetti collaterali: mancano del tutto".

    L'assenza di effetti collaterali è uno dei motivi principali che inducono all'uso dei farmaci omeopatici.   

    Si, è evidente. Non dimentichiamo un dato molto significativo pubblicato sulla rivista americana Jama, il Journal of the American Medical Association: nel luglio 2000  ha scritto che la terza causa di morte negli Stati Uniti, dopo le malattie cardiocircolatorie e i tumori, è la patologia iatrogena, cioè quella causata dall'utilizzo dei farmaci. Le vittime statunitensi, nel 1999 sono state 225.000".

    Qual è il vostro obiettivo, adesso?

    "Noi non chiediamo l'inserimento dell'omeopatia nel servizio sanitario nazionale. Ma, proprio perché abbiamo dimostrato che l'omeopatia ha dei costi inferiori rispetto alla medicina tradizionale, chiediamo di non essere osteggiati".

    Cosa pensa della posizione fortemente critica assunta dai 37 studiosi firmatari del documento che si oppone al riconoscimento delle medicine alternative?

    " A me fa piacere che se ne parli e non c'è dubbio che ognuno sia libero di avere le proprie opinioni. Ma se questo è valido a livello personale, non può valere per coloro che ricoprono incarichi pubblici e che hanno il dovere etico di essere sempre aggiornati e di fare tutto il possibile per elevare il livello della vita dei cittadini".

Elvira Serra