TRA UN ANNO SCADRANNO LE AUTORIZZAZIONI, MA LA PROROGA E' IN VISTA

LA MEDICINA OMEOPATICA CHIEDE TEMPO E GARANZIE

In attesa che qualcosa cambi sul fronte

legislativo, i pazienti che prediligono

tinture madri e diluizioni si organizzano

e scrivono cartoline al ministro Veronesi

 

Sembra destinata a sbrogliarsi l'intricata questione legislativa che vede sul piede di guerra le aziende produttrici di medicinali omeopatici e i tanti pazienti che si affidano con fiducia a "granuli e globuli". Infatti, la data del 31 dicembre 2001, giorno in cui scadranno le autorizzazioni rilasciate ai medicinali omeopatici a seguito della legge 347 dell' 8 ottobre '97, verrà probabilmente prorogata di altri cinque anni a seguito di una risoluzione presentata alla Camera dal diessino Luigi Giacco e dal verde Paolo Galletti. La risoluzione dovrebbe portare a un concreto impegno da parte del governo affinché i medicinali omeopatici importati dai paesi della Comunità europea o prodotti in Italia alla data del 6 giugno '95 possano essere autorizzati seguendo le modalità previste dalla procedura di registrazione semplificata, così come avviene in tutta Europa.

Una realtà consolidata

Ma come si è arrivati a questa situazione che, di fatto, sta creando lo scompiglio tra i sostenitori del metodo terapeutico a cui per primo Samuel Hahnemann diede il nome di omeopatia? "I prodotti omeopatici - afferma Luigi Manuppelli, presidente di Omeoindustria - sono presenti in Italia da una cinquantina d'anni e per un lungo periodo sono stati tollerati e relegati in una sorta di limbo legislativo. Nel '92 è stata emanata una direttiva europea che ha dettato le linee guida per la produzione, l'autorizzazione e l'immissione in commercio dei prodotti omeopatici. Alla direttiva è seguito un decreto legislativo che ha autorizzato, per un periodo di cinque anni, tutti i medicinali omeopatici presenti  sul mercato al giugno '95, rimandando ad una specifica commissione l'onere di definire i criteri perla registrazione di questi prodotti. Dopo una prima dilazione al 6 giugno 2000 dei termini per la presentazione dei dossier tecnici sugli omeopatici, si è arrivati all'ultima quella del 31 dicembre 2001".

Il tempo stringe

Manca quindi più di un anno, un tempo che sembrerebbe sufficiente a regolarizzare un settore che necessita di chiarezza. Tuttavia, secondo Manuppelli, non basta, e la probabile proroga al 2006 infonde nuove speranze per che vive come un'incombente spada di Damocle la data del 31 dicembre 2001: "In Italia, operano una ventina di aziende che producono medicinali omeopatici. Ogni azienda distribuisce almeno un migliaio di formulazioni omeopatiche. E' impensabile che le aziende producano entro la data imposta tutti i dossier richiesti, ed è ancora più improbabile che il ministero della Sanità sia in grado di esaminarli".

un'accorata richiesta

E se da un lato i tempi stretti preoccupano le aziende, la possibilità che buona parte dei medicinali omeopatici scompaia dalle farmacie turba i sonni dei quasi sei milioni di pazienti italiani che si affidano all'omeopatia. "Quello che vogliamo - conclude Manuppelli - è che anche in Italia valgano le regole in vigore in buona parte dei Paesi europei. Le misure restrittive che la pubblica amministrazione sta adottando nei confronti dei medicinali omeopatici potrebbe costringere i pazienti italiani ad acquistarli in Paesi che potrebbero non garantire standard di qualità non comparabili ai nostri". E mentre la macchina burocratica si muove, i pazienti si mobilitano: il ministero della Sanità ha ricevuto già più di 80 mila cartoline che chiedono che la medicina omeopatica non venga, di fatto, messa fuori legge.

 

di  DANIELE MAGNI