I° Congresso Nazionale

INFORMARSI PER INFORMARE

"Le medicine non convenzionali"

per la politica della salute e per il benessere della persona

 

Nel suo quotidiano confronto con la malattia e con tutto quello che questo rapporto comporta in termini di spesa pubblica e di costo sociale, la società odierna non può permettersi di trascurare le potenzialità preventive e terapeutiche delle cosiddette medicine non convenzionali, in un'ottica costante di massima integrazione con la scienza medica accademica. Questo è il messaggio lanciato dal I Congresso Nazionale "Informarsi per informare", organizzato a Roma nei giorni 31 maggio e 1° giugno dalle testate specializzate "Il Nuovo Medico d'Italia" e "Salute Europa" e in collaborazione con l'ANDKronos Salute, l'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria e l'Associazione della Stampa Medica Italiana.

La problematica più evidente che emerge dal Congresso, cui partecipano esponenti di quasi tutte le associazioni e le scuole che si occupano di medicine non convenzionali su tutto il territorio nazionale, è sicuramente quella di una corretta informazione all'utenza, troppe volte disorientata di fronte ad una offerta che spesso ha di olistico e di naturale solo le sembianze. Da qui la necessità di occuparsi di varie metodologie, dall'omeopatia all'agopuntura, dall'antroposofia all'osteopatia, fino ad arrivare alla medicina ayurvedica, con un intento ben preciso: stabilire i campi di applicazione e i limiti di tali metodologie per la tutela ed il recupero della salute e del benessere di pazienti che, anche secondo l'ultimo sondaggio ISTAT, in numero sempre crescente decidono di percorrere questa strada.

Arenato in Parlamento l'ultimo progetto di legge che intende porre  ordine in questo settore, la nota più dolente riguarda ancora il percorso di formazione professionale delle figure coinvolte. Il mondo universitario, che dovrebbe essere deputato istituzionalmente a questo ruolo, fatica ad  accettare (con qualche felice eccezione) quello che in molti casi appare come un insieme slegato di dottrine e di insegnamenti apparentemente privi di un linguaggio comune e ricco di tante, troppe intuizioni e di pochi dati confrontabili. Da questo punto di vista il convegno ribadisce ancora una volta la necessità di trovare una strada comune: è giunto il momento di accettare una verifica seria e attendibile di molte intuizioni straordinariamente felici e concrete da un punto di vista scientifico. Allo stesso modo, occorre tutelare il paziente mediante un'informazione seria e attendibile che non si limiti ad un freddo consenso informato di stampo chirurgico.

In questo contesto viene sottolineata l'incoraggiante opera iniziata da molti Ordini dei Medici che, Roma in testa, hanno aperto appositi "Registri" in cui si possono iscrivere i medici che hanno deciso di spendere tempo e fatica per aggiungere al loro bagaglio scientifico un approccio terapeutico, integrato e sinergico con quello accademico: una cautela in più per il paziente, che troppo spesso si trova costretto a "subire" una terapia invece di collaborare con il medico per trovare una pronta risoluzione ai suoi problemi.

Da questo punto di vista il convegno di Roma costituisce uno stimolante punto d'incontro per tutti i medici che già si trovano a praticare medicine non convenzionali, permettendo loro di affrontare le numerose problematiche tese al conferimento di una solida identità scientifica; per tutti gli altri è una felice occasione di conoscere pensieri e metodologie legati a sistemi di cura che coinvolgono sempre un maggior numero di pazienti e che sono già politicamente riconosciuti nel sistema assistenziale di molti paesi europei.