Oculistica


A fronte della moderna farmacopea, delle novità tecnologiche che hanno arricchito la diagnostica e la terapia delle patologie dell'occhio ( basti pensare alla fluorangiografia retinica ed ai vari tipi di laser impiegati), od a fronte delle recenti acquisizioni genetiche ed immunologiche, qual è il posto dell'omeopatia in oculistica? E' quello di una medicina dolce, non aggressiva, che ha il privilegio di non presentare effetti collaterali propri del farmaco. L'omeopatia, che cura la globalità del malato, (la sintomatologia locale, la complessità psicosomatica, il terreno costituzionale e la capacità reattiva del paziente), risulta utile in alcune patologie oculari, acute e croniche. Escluse le malattie congenite, metaboliche e quelle di interesse chirurgico, sono da considerare nell'indicazione dell'omeopatia le patologie che necessitano di terapia medica, in primo luogo le affezioni cutanee ( ad esempio l'eczema palpebrale, la blefarite, le congiuntiviti croniche), al fine di evitare o ridurre i rischi iatrogeni delle terapie antinfiammatorie classiche.

Nelle malattie oculari, che rappresentano una minaccia per la funzione visiva, l'oculista dovrà scrivere la corretta indicazione. E' lui l'esperto dell'obiettività della patologia e di quelle indagini diagnostiche specialistiche necessarie per il corretto inquadramento e per l'eventuale valutazione chirurgica.

Nella prevenzione sanitaria in campo oculistico, si deve ricordare l'importanza delle diagnosi precoce di malattie che, nelle fasi iniziali sono silenti e misconosciute: il glaucoma, il distacco di retina, lo strabismo e "l'occhio pigro"; oltre a disordini sistemici (per esempio il diabete ed l'ipertensione arteriosa).

Omeopatia in oculistica non vuol dire non fare analisi clinico-strumentali.